L’I-Pacemaker
L’I-Pacemaker è l’innovativo stimolatore cardiaco con il quale ti sarà possibile non solo sopravvivere, ma soprattutto navigare in rete, condividere i tuoi battiti su Facebook, scaricare senza sforzi film e musica, chattare con gli amici cardiopatici, controllare i livelli di emoglobina (e non solo) e videofilmare il tuo cuore mentre pompa!
Pensa come sarebbe bello poter condividere con il mondo i video del tuo battito cardiaco. Potrai fare veri e propri filmati da guardare insieme agli amici nelle gelide serate invernali!
L’I-Pacemaker è Touch Screen, per attivare le varie funzioni basterà toccarti un capezzolo, potrai così accedere al menu principale e scegliere tra le varie applicazioni preesistenti nel modello base.
Hai bisogno di sapere quante volte si aprono le valvole cardiache?
Accedi alla voce di menu “Controlla Valvole”: l’I-Pacemaker vigilerà sulle saracinesche del tuo cuore. Ma non è finita qui! Grazie all’innovatissimo sistema Easy Peel, sarai tu a decidere quando e quante volte le valvole dovranno aprirsi! Prova a chiedere al tuo vicino di casa se lui può controllare l’apertura delle proprie valvole cardiache. Ti risponderà mordendosi le labbra dalla rabbia, perché lui non può farlo, invece tu sì!
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Google ci manderà al manicomio
Ho letto or ora questa “news” riguardante Mister Google e i link a pagamento.
Mmmm.
Fatemi capire come se avessi da poco imparato a gattonare: Google crede sul serio in ciò che ha sentenziato o è in piena crisi premestruale?
No, veramente. Io non so se ci rendiamo conto che cosa è stato scritto in quell’articolo.
Io non posso spontaneamente mettere un link privo del nofollow nei miei blog/siti perché lui lo interpreterebbe come se io quel link lo avessi venduto grazie soprattutto al mio pagerank? Ditemi se ho capito male.
Questo perché? Perché Google dice di essere meritocratico?
Già che Google parli di meritocrazia fa ridere, è come sentir parlare Hitler di filantropia, ma poi come fa a capire se io il link l’ho venduto o piazzato lì spontaneamente? E se io volessi aiutare un amico che se lo merita? E se io volessi semplicemente metterlo perché stamattina mi sono svegliata con la voglia di mettere link su un sito che ho fatto io, con hosting e db che ho pagato IO e che quindi posso usare come calzino mi pare?
Perché qualcosa mi fa sospettare che tutti i servizi legati a Google (gmail, wave, ecc.) siano in realtà un modo per pizzicare chi fa intrallazzi tramite questi servizi? Altrimenti non si spiega come possa Google arrivare a capire se io ho venduto o no un link. Non ci credo che si affidi solo sugli spioni. Ditemi se sono caduta in una pozza di fango.
Ma io, come sempre, non ci sto a farmi terrorizzare da Google.
L’unica legge che rispetto è sempre e solo quella del W3C.
Doveri da smanettona
…?
A quanto pare sì.
Cito: “Lo smanettone deve condividere le sue conoscenze con chi ancora non sa. Tu non sei una professionista, non vedo perché devo pagarti per una modifica che non vale quanto chiedi”.
Ne prendo atto.
Ma mi si permetta di fare una precisazione pubblica, visto che questo peto di tacchino mi è stato areato tramite mail:
Smanettone non è sinonimo di webmaster gratuito.
Forse il concetto non è abbastanza chiaro. Io non faccio più modifiche GRATIS a nessuno.
Spelling: N-E-S-S-U-N-O.
Simpaticone di un Google
Eheheheheheh. Eh.
Rido.
Rido perché Google crede di farmi venire le doppie punte ai nervi.
Qualche post fa parlavo di Sitelink dati come premio per il “miglior lecchino dell’an(n)o”. Evidentemente Big G ha deciso che prima di mangiarmi giocherà un po’ con me, come fanno le orche con le foche.
Ha cominciato così:
(Clicca per ingrandire)
Sono fiera di comparire tra i sitelink di Meemi, perché lo considero l’unico vero Social Network italiano, ma non limitato ai soli social made in Italy. Insomma, ho tradito Twitter per Meemi, D’ACCORDO? ![]()
Chi frequenta Meemi non sta lì a menarsela se tu sei una voce autorevole o un fagiolo borlotto. Là dentro la risposta non manca mai.
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Nofollow? No comment!
Ho anticipato l’argomento di questo post qualche giorno fa, attraverso una frase scarabocchiata in Facebook e in altri siti sociali:
“Mi domando se certe persone, quando parlano dal vivo con qualcuno, controllano se sulla testa del proprio interlocutore ci sia il tag nofollow.”
L’avevo cambiata, virgolamunita e acconciata diversamente per tutti i social cui sono iscritta. Ma questo non c’entra, è una mia deformazione. (No, non deformazione professionale, deformazione e basta.)
Qualcuno mi ha chiesto il perché. Bene, ecco perché.
Perché il mio blog, questo blog, ha il nofollow vivo e attivo come il bifidus della Marcuzzi, e da parte mia non c’è nessunissima intenzione di toglierlo. Se ne potessi mettere un altro, lo farei.
Ho letto in alcuni blog la frase “per incentivare i commentatori a postare commenti”, a proposito del tag nofollow.
W H A T ?
Io credo che ci sia qualcosa di profondamente ulcerante in tutto questo.
Già me li immagino, i Googlecratici, tutti intenti a controllare il codice per vedere se quel funghetto velenoso del tag nofollow è presente. E se non c’è, sono ben felici di commentare. Se c’è, passano oltre.
Ma in che caxxo di web siamo finiti?
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Mi chiamo Francesca, ho un età compresa tra i 20 e i 30 anni (se indovinate vi faccio pagare un mese d'affitto), da qualche anno sperimento il lavoro sul web. Ho pensato tanto a come scrivere questo About (e a quanto potrebbe non interessare, no?)e, lasciata l'idea di farlo drammatico e strappalacrime, ho optato per raccontare solo l'essenziale, quanto basta per non farvi scappare via prima del secondo punto. Punto.










