Il Natale non cela. Svela
In questi giorni di mielanza natalizia e di tredicesime, ho potuto constatare con maggiore attenzione quanto sia sempre buona cosa non fare mai lavori per persone cui dai del Tu.
Certe volte, nei rapporti cliente-venditore, il Tu è meglio abolirlo.
Quando si comincia ad usare i Tu, è finita.
Tutto quello che si rimedia nel permettere il Tu al cliente è la richiesta spasmodica e fuori orario di favorini accompagnati da un “tantotunoncemettiniente” e un “poi” che rimane lì come una promessa elettorale:
“Poi saldiamo”
“Poi ti faccio un bel regalo a natale”
“Poi ci vediamo e facciamo i conti”
“Poi mi dici quanto ti devo”
Con l’avvento del Tu e del “poi”, il pericolo di incorrere nel cliente “ora non posso pagarti” si alza fino ad arrivare a togliere le aureole a Saturno.
“Guarda, ora non posso pagarti, prima o poi te li darò”
Ecco, a volte ti capita, però, di trovarti al cospetto di alcune incongruenze che ti fanno annusare il pidocchissimo dubbio di essere stato un salame con tanto di spago intorno al corpo, appeso lì in attesa di essere scofanato.
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Via da Oknotizie
Chi lavora in rete (o fa finta di lavorare in rete), chi ha un blog (o qualcosa anche solo vagamente somigliante ad un blog) conosce OKnotizie. O usa Oknotizie. O ha mandato a quel paese Oknotizie. Ecco, io faccio parte dell’ultimo gruppo.
Perché?
Perché Okontizie va contro tutte le regole morali che ogni sito proutente dovrebbe avere. Ha una politica basata solo sulla popolarità del servizio, opera in modo contrario alla comune logica che vede l’utente decidere di sua sponte come muoversi all’interno del sito.
Stamattina mi arriva un Google alert in cui mi si palesa la situazione: faccio parte di uno pseudogruppo di Oknotizie, un gruppo al quale io non mi sono mai iscritta o anche solo lontanamente associata.
Il mio nick è infilato alla fine della Url (http://nomegruppo.oknotizie.virgilio.it/Pikadilly). Apro la pagina ed ecco cosa mi si presenta:
Prima di caricare come un toro contro il pc, ho voluto indagare per vedere se ci fosse anche solo un minimo tasto che mi permettesse di cancellarmi da un gruppo al quale non avrei mai aderito, visto e considerato che i miei ormoni politici li ho pensionati dopo i 18 anni. Non trovo nessun tasto, nessun “cancellami da ‘sto gruppo”.
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Facebook vs statuetta del Duomo
Questo blog è un terreno infertile quando si parla di politica. Preferisco parlare di mascara che fa il grumo piuttosto che di politica, tuttavia oggi mi sento di parlarne perché se la politica parla di internet -sempre troppo spesso a sproposito-, non vedo il motivo per cui io non debba rendere lei la protagonista di questo post.
Io non faccio parte di nessun gruppo sul genere, poiché ritengo che le persone debbano essere attaccate sul piano politico e non sfregiate o ammazzate. Frasi tipo “non vedo l’ora che Berlusconi muoia” è una frase che non urtica se a dirla è un adolescente in piena somossa ormonale, ma sentirla pronunciare da ultraventenni è imbarazzante, imbarazzantissimo.
Come ho detto qualche tempo fa, sono una persona che sta sempre nel mezzo, non per quieto vivere, ma perché nella vita prendere posizioni troppo assolutistiche genera, molte volte, una cecità che impedisce alla verità di mostrarsi. E’ necessario saper osservare per capire motivi, dinamiche e soluzioni, non di arroccarsi sulle opinioni come avvoltoi che aspettano la morte del bufalo.
Perché, secondo me, Maroni non sbaglia
Non sarò di certo io a fare la diagnosi psicologica di Tartaglia, ma se è vero che soffre di problemi psicologici, allora è ragionevole il mio dubbio circa le motivazioni che lo hanno indotto a spiattellare il duomo mignon in faccia a Berlusconi.
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Girlghettizzazione
Mi fa sempre un certo effetto navigare in rete e scoprire che ci sono una quantità ancora da definire di siti e organizzazioni a tema “donne che lavorano in rete”.
L’effetto sopracitato è quantificabile in: risate, risate con singhiozzi, risate con lacrime.
Donne e web, donne nella rete, web al femminile, le donne che lavorano sul web, donne che navigano, donne che comprano in rete, ecc.
Premio donna nel web, premio web al femminile, premio bloggirl, premio sitarella il “sito in gonnella”, ecc.
Sembriamo – scusatemi se mi spaccio per donna – delle scimmiette che vengono premiate perché hanno imparato a infilare il triangolo nel buco a forma di triangolo.
Pensiamoci un po’ su.
Perché non si fanno concorsi uomo è web o web al maschile?
La maschiolanza se la gioca in concorsi “normali”, concorsi nei quali non stanno lì a vedere se i partecipanti la fanno in piedi o seduti. Concorsi ai quali partecipano anche donne, donne che mangiano in testa a tutti e donne che non valgono niente, donne che vincono non perché sono donne e capaci, ma perché sono capaci. Punto. Nessun appunto sul loro essere donne che lavorano sul web. Sono solo lavoratori che hanno presentato un lavoro, ed è il lavoro ad essere giudicato, premiato o anche scartato.
Comunicazione non verbale e videotutorial: posizione della testa
Sono sopravvisuta a due ore di videotutorial riguardanti la comunicazione, social, webmarketing e altri argomenti non inerenti al web.
Ho gli occhi talmente gonfi che sembrano incinti, nonostante ciò sento il bisogno di scrivere questo post.
Parliamo di nuovo di comunicazione non verbale, ma non di telefilm sul tema.
Bene, parliamone facendo proprio accenno agli innumerevoli videotutorial che ho visionato da quando sono nata, internettamente parlando.
Ci riferiremo esclusivamente a quelli in cui c’è carne umana che si muove e parla, non ai video i cui protagonisti sono programmi o altra roberia animata dai nostri mouse.
Si parla di persone davanti ad una telecamera o ad una webcam (da qui in poi, cam). Si parla di come spesso viene posizionata la testa rispetto alla cam. Ovviamente non posso fare i nomi degli autori, ma si sappia che la maggior parte di loro sono molto conosciuti nell’ambito web.
Ok, si parte.
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Mi chiamo Francesca, ho un età compresa tra i 20 e i 30 anni (se indovinate vi faccio pagare un mese d'affitto), da qualche anno sperimento il lavoro sul web. Ho pensato tanto a come scrivere questo About (e a quanto potrebbe non interessare, no?)e, lasciata l'idea di farlo drammatico e strappalacrime, ho optato per raccontare solo l'essenziale, quanto basta per non farvi scappare via prima del secondo punto. Punto.







