E’ sempre meglio
Se ho Windows…eh no, meglio Mac.
Se ho notebook…eh no, meglio macbook.
Se ho nokia…eh no, meglio iPhone.
Se ho Acer One…eh no, meglio iPad.
Se ho Alice…eh no, meglio Fastweb.
Se ho Avast…eh no, meglio Kaspersky.
Se ho Aruba…eh no, meglio qualsiasi altro hosting.
Se ho WordPress…eh no, meglio Drupal.
Se ho phpbb3…eh no, meglio Vbullettin.
Se ho sito aziendale statico…eh no, è meglio dinamico.
Se ho nofollow…eh no, meglio follow.
Se ho Firefox…eh no,meglio Chrome.
Se ho forum…eh no, meglio gruppo su social.
Se ho gruppo su Facebook…eh no, meglio pagina Fan.
Se ho tanti contatti…eh no, meglio pochi.
Se ho Meemi…eh no, meglio Twitter.
Se ho nick…eh no, meglio nome e cognome.
Se ho avatar…eh no, meglio foto personale.
Se ho Dreamweaver…eh no, meglio notepad.
Se ho Photoshop…eh no, meglio Gimp.
Se ho Total Commander…eh no, meglio Filezilla.
Se ho Easy php…eh no, meglio installare tutto a mano.
Se ho adsense…eh no, meglio vendere banner.
Se parlo italiano…eh no, meglio inglese.
Se ho ironia…eh no, meglio essere seri.
Se ho palle piene…eh no, meglio le tette.
Wikipedia Vs Meemi
Ammazza che titolo scontato, vabbe’, perdonatemi, oggi non dovrei nemmeno essere in grado di intendere e di volere, ma qualcosa ha risvegliato la mia lucidità. (O quella che spaccio per tale.)
Senza tante giravolte di parole, vi dico cosa è successo, lo faccio in stile giornalino di terza media:
Qualcuno scrive la pagina di Meemi su Wikipedia.
La pagina di Meemi viene cancellata.
Alcune persone chiedono agli amministratori il perché.
Risposta: Meemi è troppo giovane per essere enciclopedizzato.
Amministratori bannano i “sovversivi”, quelli che hanno provato a difendere il diritto alla vita del social italiano in Wikipedia.
Resoconto completo: qui.
Ohibò.
Questa storia mi ha fatto sorridere-ridere-quasi morire, perché nemmeno ventiquattro ore fa stavo visionando proprio su Wikipedia la pagina dedicata alle caccole, pagina restituitami dall’interno motore di ricerca casuale (altresì conosciuto come Una voce a caso).
Considerando ciò, non riesco proprio a capire quale sia il problema: cos’ha una caccola che Meemi non ha?
Ah, dite l’età? Azz, è vero, Meemi ha SOLO 3 anni, le caccole le avevano anche i dinosauri, perciò…
A pensarci bene, però, credo che Wikipedia abbia ragione. Voglio dire, in Italia se hai sessant’anni sei conisederato un ragazzino, quindi, di logica, se hai 3 anni praticamente non esisti e di conseguenza non hai diritto all’enciclopediciquellacosalà.
Meemi, arrenditi, non vali una caccola.
La rivincita di Richie Cunningham
Quando uscì Happy Days io non ero ancora sul menu della casa, ma ho potuto comunque vedere e apprezzare questo telefilm grazie all’atmosfera molto anni settanta che spumeggiava dentro la mia bicocca.
C’era Fonzie, il figo, e c’era Richie, lo sfigato.
Chi non sognava di essere come Fonzie?
Anche io, da femmina qual ero (be’, si dovrei esserlo ancora, da qualche parte), vivevo il mito di Fonzie abbracciata ad un fiasco d’amore e d’invidia.
Mi piaceva per evidenti segni di figotteria, lo invidiavo perché a lui bastava respirare per marcare il territorio, cosa che per noi comuni mortali era l’utopia più assoluta. (Nel mio caso mancavano proprio i presupposti testosteronici per poter andar in giro a spruzzettare confini.)
Con il passare delle primavere, i miei miti sono cambiati (da Fonzie a Don Camillo il passo è effettivamente breve…), quindi Happy Days è diventato uno di quei telefilm sul quale veleggio quando in 700 canali non trovo nemmeno un documentario sulla lucertola cornuta (una simpatica bastardella che sputa sangue dagli occhi).
Giorni fa, in prenda ad un forte attacco di zapping, ho beccato proprio Happy Days.
Ed eccoli lì, Fonzie e Richie.
Richie, con espressione frantumata, parlava di donne ad un Fonzie che gli restituiva uno sguardo Io sì, tu no.
Dopo le sei: topo morto
Tutti.
Dico proprio tutti tutti.
L’intero universo dei braccianti virtuali lo sa: lavorare canonicamente otto ore e poi stop è pura utopia.
Si dice, ma alla fine non lo si fa mai. E’ come quando compri la cyclette in alternativa all’iscrizione in palestra, sei straconvinta di correre il giro d’Italia nel salotto e poi te la ritrovi sotto una spessa corteccia di polvere, il tutto avvinghiato alle tue speranze di raggiungere la forma strafigottera di Belen.
Il lavoro online è paro paro.
“9/13 e 14/18″, dici…alle dieci e mezza della sera, quando hai davanti a te almeno altre cinque ore di cose da fare e tutta la voglia di non farle.
Inizi alle TOT e continui finché tastiera-mouse-schermo non cominciano a dare segni di stanchezza psicofisica, allora forse ti salta in mente di chiudere tutto (sempre con molta riluttanza). Ti eri seduta con il sole, ti alzi con la luna e con le gambe dure come i marmi di Carrara. Il sangue nelle vene scorre come il traffico del 15 d’agosto sul raccordo. Il giorno si è sbracciato per raccogliere gli scarti della tua attenzione, ma tu niente.
“E’ lavoro”, ti giustifichi.
Eh no.
No.
Semplicemente no.
No, non lo dico
Per questo post ho riesumato il mio dormiente senso della sintesi.
Guardate cosa ho trovato in fondo ad un articolo su un blog:

“A 17 persone piace questo elemento. Di’ che piace anche a te, prima di tutti i tuoi amici”.
Soffermiamoci a riflettere…
“Di’ che piace anche a te“?
Ripeto: “Di’ che piace anche a te“?
E’ tipo “Di’ che la zia è giovane così la fai contenta”? o “Di’ al tuo capo che ha una bella cravatta prima che lo faccia quella stronza del reparto contabile”?
Ho deciso, stasera io e miei amici di due…tre…quattrocento anni faremo una gara a chi dice per primo “mi piace”. Che bello, non sto più nel bavaglino dall’eccitazione. Potrei anche non riuscire a fare il ruttino per quanto sono emozionata all’idea di arrivare prima!! Già ho comprato Mellin e plasmon per tutti: se la spaccamo!
Voglio dire, è di questo che parliamo, vero? Di giochini da seggiolone e girello rivolti a quattrenni, non a persone adulte, strasvezzate, che vanno per la pensione, giusto? Non esistono persone che fanno a gara a chi clicca per primo sul “mi piace”, no? Non esistono. Oddio, ditemi che non esistono!
Mah…
Alla fine credo che il mio senso della sintesi non sia poi così tanto cresciuto. Se non altro, non ha bisogno di correre per essere primo nella maratona delle stronzate da social.
Mi chiamo Francesca, ho un età compresa tra i 20 e i 30 anni (se indovinate vi faccio pagare un mese d'affitto), da qualche anno sperimento il lavoro sul web. Ho pensato tanto a come scrivere questo About (e a quanto potrebbe non interessare, no?)e, lasciata l'idea di farlo drammatico e strappalacrime, ho optato per raccontare solo l'essenziale, quanto basta per non farvi scappare via prima del secondo punto. Punto.







