101 modi ecc. ecc. due
2. Infilare nel post un po’ di nomi fighetti tipo Seth Godin o l’ultimo esperto denoiatri del quale non sai assolutamente nulla, ma che fa tanto professionista nominarlo.
Seth Godin alleva le mucche della Milka.
101 modi per scrivere un post di successo
1. Non scrivere niente. Lasciare la parola a chi ti segue facendola passare come una strategia pensata, invece che un patetico tentativo di mascherare la mancanza di argomenti.
Avete qualcosa da dire?
Una blogger con il pelo arruffato
“Pika, pensavo che al convegno XYZ ci fossi anche tu, credevo che intervenissi parlando di blog e comunicazione!”
“Caro affezionato lettore non pagato per leggermi e per dirmi ‘ste cose, devi capire che avere un quintetto di blog non ti dà accesso automatico alla saletta vips dei blogger Alfa che vanno ai convegni e favellano anche.
Se salissi su un palco, molto probabilmente scenderei dopo dieci secondi volando in puro stile spintone voluto ma fatto passare per accidentale. Non potrei mai essere in tinta con i distributori automatici di strategie e linee guida per diventare un blogger in grassetto, al massimo sul mio badge scrivono blogger in corsivo, che fa tanto: “Lei dice di esserlo, ma secondo me c’ha un blog su Splinder”.
Non ho consigli di sicuro successo da spisciettare su ogni gamba di tavolo per delineare la mia posizione da blogger arrivata. La mia dispensa è vuota, nessuna chicca, l’unica mappa mentale è quella che mi permette di arrivare in camera mia senza perdermi nel corridoio; non ho schemi, reticolati o ramificazioni di idee che al secondo ramo già ti viene la nausea e vorresti scendere; niente indispensabili analisi dei pro e dei contro per scrivere tre righe e mezzo, e tanto meno riesco a far filare un discorso senza deragliarlo ogni tre parole mandandolo a sbattere contro battute che probabilmente capisco solo io e manco ci rido per non rischiare di rimanere anche a corto di autostima.
Insomma, sono una di quelle blogger brade, selvagge, con il pelo arruffato, con obiettivi ma senza aspettative, che prenderebbero tutti e andrebbero là fuori ad osservare il mondo, a farsi una passeggiata in mezzo alla gente per catturarne sfumature, desideri, aspirazioni, frustrazioni, sensazioni, bisogni, incubi, paure, speranze, espressioni, disagi, colori, maniche sgualcite, vacanze lontane sbiadite sulla pelle.
Per scrivere delle persone così come sono, dure, crude, asciutte, ma anche soffici, fragili, uniche, non una fetta di mercato, utenti, commentatori, numeri da sventolare nei siti di settore per vantarsi di non aver detto un cazzo, ma di averlo detto meglio degli altri. Ah.Ah.
Sbagliata, troppo per un web che ha cominciato ad avere la puzza sotto il naso.”
“Ho capito: non ti si fila nessuno.”
“Esatto.”
Bambino non fare, lavoro avere

“Salve, siamo…azienda leader…primi nei motori…siamo più virili…”, ah no, questo non l’hanno detto, però sicuro lo pensavano.
“Abbiamo vagliato i tuoi blog. Ci interessa come scrivi. Ci interessa come comunichi. Ci interessa il tuo approccio alla rete…Ci interessa soprattutto la tua cerchia di contatti.”
Nemmeno questo hanno detto, però come sopra: lo pensavano.
Bene, mi dico. Diamo loro almeno un 2% di beneficio del dubbio.
Azienda leader nel loro pianerottolo…primi nei motori per una chiave che nessuno cercherà mai…evidenti problemi logorrea.
Mumble, proviamo, fanno schifo però potrebbero pagare bene…
Rispondo chiedendo lumi sul lavoro, il compenso, le tempistiche e bla bla bla.
“Questo, questo e quest’altro. E poi ci sarebbe una domanda per crearci un quadro della situazione: hai in previsione una gravidanza? Il nostro lavoro richiede tanto impegno, quindi…” e giù tutta una serie di motivazioni sul perché se rispondo sì non mi daranno il lavoro.
“Ma senza rancore, eh”. Eh, ci tengono che non ingaggi un cecchino per far saltare via i loro budelli.
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Ho già dato
Ho regalato siti web.
Ho regalato modifiche.
Ho regalato consigli.
Ho regalato temi.
Ho regalato posizionamenti.
Ho regalato loghi.
Ho regalato icone.
Ho regalato idee.
Adesso non chiedermi di regalarti anche le parole.
Per imparare a fare un sito web senza peccato ho impiegato quattro anni, per imparare ad usare le parole non mi sta bastando una vita.
Se hai bisogno di qualcuno che ti scriva aggratis articoli, post, liste della spesa o l’ elenco ingredienti dei sottaceti, prego, passa oltre.
Io ho già dato.
Mi chiamo Francesca, ho un età compresa tra i 20 e i 30 anni (se indovinate vi faccio pagare un mese d'affitto), da qualche anno sperimento il lavoro sul web. Ho pensato tanto a come scrivere questo About (e a quanto potrebbe non interessare, no?)e, lasciata l'idea di farlo drammatico e strappalacrime, ho optato per raccontare solo l'essenziale, quanto basta per non farvi scappare via prima del secondo punto. Punto.







