Una blogger con il pelo arruffato
“Pika, pensavo che al convegno XYZ ci fossi anche tu, credevo che intervenissi parlando di blog e comunicazione!”
“Caro affezionato lettore non pagato per leggermi e per dirmi ‘ste cose, devi capire che avere un quintetto di blog non ti dà accesso automatico alla saletta vips dei blogger Alfa che vanno ai convegni e favellano anche.
Se salissi su un palco, molto probabilmente scenderei dopo dieci secondi volando in puro stile spintone voluto ma fatto passare per accidentale. Non potrei mai essere in tinta con i distributori automatici di strategie e linee guida per diventare un blogger in grassetto, al massimo sul mio badge scrivono blogger in corsivo, che fa tanto: “Lei dice di esserlo, ma secondo me c’ha un blog su Splinder”.
Non ho consigli di sicuro successo da spisciettare su ogni gamba di tavolo per delineare la mia posizione da blogger arrivata. La mia dispensa è vuota, nessuna chicca, l’unica mappa mentale è quella che mi permette di arrivare in camera mia senza perdermi nel corridoio; non ho schemi, reticolati o ramificazioni di idee che al secondo ramo già ti viene la nausea e vorresti scendere; niente indispensabili analisi dei pro e dei contro per scrivere tre righe e mezzo, e tanto meno riesco a far filare un discorso senza deragliarlo ogni tre parole mandandolo a sbattere contro battute che probabilmente capisco solo io e manco ci rido per non rischiare di rimanere anche a corto di autostima.
Insomma, sono una di quelle blogger brade, selvagge, con il pelo arruffato, con obiettivi ma senza aspettative, che prenderebbero tutti e andrebbero là fuori ad osservare il mondo, a farsi una passeggiata in mezzo alla gente per catturarne sfumature, desideri, aspirazioni, frustrazioni, sensazioni, bisogni, incubi, paure, speranze, espressioni, disagi, colori, maniche sgualcite, vacanze lontane sbiadite sulla pelle.
Per scrivere delle persone così come sono, dure, crude, asciutte, ma anche soffici, fragili, uniche, non una fetta di mercato, utenti, commentatori, numeri da sventolare nei siti di settore per vantarsi di non aver detto un cazzo, ma di averlo detto meglio degli altri. Ah.Ah.
Sbagliata, troppo per un web che ha cominciato ad avere la puzza sotto il naso.”
“Ho capito: non ti si fila nessuno.”
“Esatto.”
Buon Compleanno Blog
Era il 25 Novembre. Sono un mostro.
Commenti Social Vs Blog: risultati
Non è mai successo che scrivessi due post in meno di 24 ore.
Forse non ho più una vita da vivere? Può darsi, ma non è questo il motivo per cui anche oggi tento ti strozzarvi con un post, bensì lo scrivo per rendere noti i risultati del piccolo sondaggino di ieri.
Non la spazzolo più di tanto e vi dico che: il 95% di chi ha commentato (qui, su Facebook e su Meemi), ha dichiarato di preferire il commento sul social per le seguenti motivazioni:
- Semplicità traducibile anche come comodità
- Visibilità
Vorrei fare il pelo a queste due motivazioni, per capire meglio, senza entrare in puzza con nessuno.
Semplicità traducibile anche come comodità
Chi legge la notizia sul social trova più comodo e semplice rispondere sul social che non venire qui ad inserire nick, mail ed eventuale link dek proprio sito, quindi risponde direttamente sul social e volemise bene lo stesso.
Direi che non fa una piega.
Visibilità
Questa è quella che mi ha lasciato più basita.
Molti di quelli che hanno commentato dichiarano (chiamatime Doxa da oggi in poi) di preferire i social perché hanno la sensazione di essere più letti, di parlare in gruppo e di creare discussioni che altrimenti nel blog non si creerebbero. In parole più barbone, di essere più visibili.
Occhei.
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Farlo nel blog fa bene
Se non a voi, al blogger fa tanto bene.
Parlo di commenti, non di amplessi virtuali. Sempre a pensà a quello, eh?
Non voglio ricamare tanto sulla questione, sarò diretta, breve e coincisa come la Bibbia.
Da qualche tempo ho notato la tendenza di molti a commentare un articolo/post non nel blog che lo ospita, bensì nel social dove quell’articolo/post è stato condiviso dall’autore.
Io stessa sono “vittima” di questa usanza.
Lascio volutamente perdere l’inspiegabile “mi piace” (Facebook) che appare due secondi dopo aver condiviso un post di duemilacinquecentoparoleepassa e mi soffermo sul commento lasciato sul social, non nel blog. Non posso fare a meno di domandarmi: cosa induce l’aspirante commentatore a saltare dal social al blog, dal blog al social per condividere il suo pensiero, invece di fare un semplice da social al blog-form commenti?
Troppo smazzo a riempire i campi “nome, mail, sitoweb, commento”?
Mmm.
Visto che vivo le mie domande un po’ come un ospite di Marzullo, alla questione ho voluto darmi una risposta.
Le regole
Dopo tre anni di bloggeraggio anarchico, mi sono chiesta: ma starò sbagliando qualcosa con la mia prole virtuale?
C’è qualcosa che devo sapere per diventare una vera blogger?
C’è qualcosa che posso fare affinché i miei blog abbiano finalmente una vita sociale più attiva?
Sto attraversando quel periodo in cui la figliolanza, ormai adolescente, rifiuta regole e dettami del vivere in comunità o sono al cospetto di blog che rispecchiano in toto la mia personalità sociopatica?
Così, presa dal panico genitoriale, vado in giro per giardinetti online alla ricerca di quei blogger che spaccano, quelli che vengono invitati a parlare ai convegni, quelli che elargiscono consigli su come allevare il proprio blog senza il rischio che diventi un emarginato della società dei blogger. Gli S.O.S Tata dei blog, in pratica.
Gira di qua, gira di là, trovo un blog che ospita le regole su come bloggare, twitterare, facebookare, ecc.
Tra gli imperativi assoluti spicca cotanta pochezza intellettuale: “non inserire frasi personali nei vari social”.
Per frasi personali, la blogstar intende aberrità tipo “Ho mangiato pane e cotiche” o “mi vesto di stracci” o anche “vado a fare una cosina al bagno, spero non si senta la puzza”.
Insomma, il profilo è tuo, ma non tuo come pensi tu: tuo come penso io, ovvero scrivi solo cose che interessano a me e non a te, perché le cose che pensi tu non interessano a nessuno, cioè a me.

Mi chiamo Francesca, ho un età compresa tra i 20 e i 30 anni (se indovinate vi faccio pagare un mese d'affitto), da qualche anno sperimento il lavoro sul web. Ho pensato tanto a come scrivere questo About (e a quanto potrebbe non interessare, no?)e, lasciata l'idea di farlo drammatico e strappalacrime, ho optato per raccontare solo l'essenziale, quanto basta per non farvi scappare via prima del secondo punto. Punto.







