Una blogger con il pelo arruffato

Pubblicato in: Web Jungle | 13 Commenti
dic 5, 2011

“Pika, pensavo che al convegno XYZ ci fossi anche tu, credevo che intervenissi parlando di blog e comunicazione!”

“Caro affezionato lettore non pagato per leggermi e per dirmi ‘ste cose, devi capire che avere un quintetto di blog non ti dà accesso automatico alla saletta vips dei blogger Alfa che vanno ai convegni e favellano anche.

Se salissi su un palco, molto probabilmente scenderei dopo dieci secondi volando in puro stile spintone voluto ma fatto passare per accidentale. Non potrei mai essere in tinta con i distributori automatici di strategie e linee guida per diventare un blogger in grassetto, al massimo sul mio badge scrivono blogger in corsivo, che fa tanto: “Lei dice di esserlo, ma secondo me c’ha un blog su Splinder”.

Non ho consigli di sicuro successo da spisciettare su ogni gamba di tavolo per delineare la mia posizione da blogger arrivata. La mia dispensa è vuota, nessuna chicca, l’unica mappa mentale è quella che mi permette di arrivare in camera mia senza perdermi nel corridoio; non ho schemi, reticolati o ramificazioni di idee che al secondo ramo già ti viene la nausea e vorresti scendere; niente indispensabili analisi dei pro e dei contro per scrivere tre righe e mezzo, e tanto meno riesco a far filare un discorso senza deragliarlo ogni tre parole mandandolo a sbattere contro battute che probabilmente capisco solo io e manco ci rido per non rischiare di rimanere anche a corto di autostima.

Insomma, sono una di quelle blogger brade, selvagge, con il pelo arruffato, con obiettivi ma senza aspettative, che prenderebbero tutti e andrebbero là fuori ad osservare il mondo, a farsi una passeggiata in mezzo alla gente per catturarne sfumature, desideri, aspirazioni, frustrazioni, sensazioni, bisogni, incubi, paure, speranze, espressioni, disagi, colori, maniche sgualcite, vacanze lontane sbiadite sulla pelle.
Per scrivere delle persone così come sono, dure, crude, asciutte, ma anche soffici, fragili, uniche, non una fetta di mercato, utenti, commentatori, numeri da sventolare nei siti di settore per vantarsi di non aver detto un cazzo, ma di averlo detto meglio degli altri. Ah.Ah.

Sbagliata, troppo per un web che ha cominciato ad avere la puzza sotto il naso.”

“Ho capito: non ti si fila nessuno.”

“Esatto.”

Nofollow? No comment!

Pubblicato in: Web Jungle | 7 Commenti
gen 27, 2010


Ho anticipato l’argomento di questo post qualche giorno fa, attraverso una frase scarabocchiata in Facebook e in altri siti sociali:

“Mi domando se certe persone, quando parlano dal vivo con qualcuno, controllano se sulla testa del proprio interlocutore ci sia il tag nofollow.”

L’avevo cambiata, virgolamunita e acconciata diversamente per tutti i social cui sono iscritta. Ma questo non c’entra, è una mia deformazione. (No, non deformazione professionale, deformazione e basta.)

Qualcuno mi ha chiesto il perché. Bene, ecco perché.

Perché il mio blog, questo blog, ha il nofollow vivo e attivo come il bifidus della Marcuzzi, e da parte mia non c’è nessunissima intenzione di toglierlo. Se ne potessi mettere un altro, lo farei.

Ho letto in alcuni blog la frase “per incentivare i commentatori a postare commenti”, a proposito del tag nofollow.

W H A T  ?

Io credo che ci sia qualcosa di profondamente ulcerante in tutto questo.
Già me li immagino, i Googlecratici, tutti intenti a controllare il codice per vedere se quel funghetto velenoso del tag nofollow è presente. E se non c’è, sono ben felici di commentare. Se c’è, passano oltre.
Ma in che caxxo di web siamo finiti?
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Le regole

Pubblicato in: Web Jungle | 8 Commenti
ott 15, 2009

Dopo tre anni di bloggeraggio anarchico, mi sono chiesta: ma starò sbagliando qualcosa con la mia prole virtuale?

C’è qualcosa che devo sapere per diventare una vera blogger?

C’è qualcosa che posso fare affinché i miei blog abbiano finalmente una vita sociale più attiva?

Sto attraversando quel periodo in cui la figliolanza, ormai adolescente, rifiuta regole e dettami del vivere in comunità o sono al cospetto di blog che rispecchiano in toto la mia personalità sociopatica?

Così, presa dal panico genitoriale, vado in giro per giardinetti online alla ricerca di quei blogger che spaccano, quelli che vengono invitati a parlare ai convegni, quelli che elargiscono consigli su come allevare il proprio blog senza il rischio che diventi un emarginato della società dei blogger. Gli S.O.S Tata dei blog, in pratica.

Gira di qua, gira di là, trovo un blog che ospita le regole su come bloggare, twitterare, facebookare, ecc.

Tra gli imperativi assoluti spicca cotanta pochezza intellettuale: “non inserire frasi personali nei vari social”.
Per frasi personali, la blogstar intende aberrità tipo “Ho mangiato pane e cotiche” o “mi vesto di stracci” o anche “vado a fare una cosina al bagno, spero non si senta la puzza”.
Insomma, il profilo è tuo, ma non tuo come pensi tu: tuo come penso io, ovvero scrivi solo cose che interessano a me e non a te, perché le cose che pensi tu non interessano a nessuno, cioè a me.

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