Commenti Social Vs Blog: risultati
Non è mai successo che scrivessi due post in meno di 24 ore.
Forse non ho più una vita da vivere? Può darsi, ma non è questo il motivo per cui anche oggi tento ti strozzarvi con un post, bensì lo scrivo per rendere noti i risultati del piccolo sondaggino di ieri.
Non la spazzolo più di tanto e vi dico che: il 95% di chi ha commentato (qui, su Facebook e su Meemi), ha dichiarato di preferire il commento sul social per le seguenti motivazioni:
- Semplicità traducibile anche come comodità
- Visibilità
Vorrei fare il pelo a queste due motivazioni, per capire meglio, senza entrare in puzza con nessuno.
Semplicità traducibile anche come comodità
Chi legge la notizia sul social trova più comodo e semplice rispondere sul social che non venire qui ad inserire nick, mail ed eventuale link dek proprio sito, quindi risponde direttamente sul social e volemise bene lo stesso.
Direi che non fa una piega.
Visibilità
Questa è quella che mi ha lasciato più basita.
Molti di quelli che hanno commentato dichiarano (chiamatime Doxa da oggi in poi) di preferire i social perché hanno la sensazione di essere più letti, di parlare in gruppo e di creare discussioni che altrimenti nel blog non si creerebbero. In parole più barbone, di essere più visibili.
Occhei.
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Farlo nel blog fa bene 2
Ne avevo già parlato qui.
Dopo un anno la situazione non è migliorata, anzi, è peggiorata.
Nonostante io riceva sempre molti commenti positivi ( e per questo mi converto a qualunque religione e ringrazio il Dio di turno), non riesco proprio ad attirare questi commenti qui nel blog, quando su Your Inspiration Web, invece, ci riesco benis…ci riesco.
A questo punto strizzo lo straccio (leggi “cervello”) e chiedo a voi: cosa vi spinge a commentare più su un qualsiasi social che direttamente sul blog?
La poca visibilità?
L’idea di non essere subito letti?
L’immediatezza dell’inserimento del commento?
Altro?
Chi mi risponde qui avrà in regalo un set completo di parole a vanvera.
PS: Non sto aprendo la strada a nessuna polemica e, ripeto, apprezzo, adoro e ringrazio per tutti i bei commenti che mi lasciate. Ovunque.
No, non lo dico
Per questo post ho riesumato il mio dormiente senso della sintesi.
Guardate cosa ho trovato in fondo ad un articolo su un blog:

“A 17 persone piace questo elemento. Di’ che piace anche a te, prima di tutti i tuoi amici”.
Soffermiamoci a riflettere…
“Di’ che piace anche a te“?
Ripeto: “Di’ che piace anche a te“?
E’ tipo “Di’ che la zia è giovane così la fai contenta”? o “Di’ al tuo capo che ha una bella cravatta prima che lo faccia quella stronza del reparto contabile”?
Ho deciso, stasera io e miei amici di due…tre…quattrocento anni faremo una gara a chi dice per primo “mi piace”. Che bello, non sto più nel bavaglino dall’eccitazione. Potrei anche non riuscire a fare il ruttino per quanto sono emozionata all’idea di arrivare prima!! Già ho comprato Mellin e plasmon per tutti: se la spaccamo!
Voglio dire, è di questo che parliamo, vero? Di giochini da seggiolone e girello rivolti a quattrenni, non a persone adulte, strasvezzate, che vanno per la pensione, giusto? Non esistono persone che fanno a gara a chi clicca per primo sul “mi piace”, no? Non esistono. Oddio, ditemi che non esistono!
Mah…
Alla fine credo che il mio senso della sintesi non sia poi così tanto cresciuto. Se non altro, non ha bisogno di correre per essere primo nella maratona delle stronzate da social.
Farlo nel blog fa bene
Se non a voi, al blogger fa tanto bene.
Parlo di commenti, non di amplessi virtuali. Sempre a pensà a quello, eh?
Non voglio ricamare tanto sulla questione, sarò diretta, breve e coincisa come la Bibbia.
Da qualche tempo ho notato la tendenza di molti a commentare un articolo/post non nel blog che lo ospita, bensì nel social dove quell’articolo/post è stato condiviso dall’autore.
Io stessa sono “vittima” di questa usanza.
Lascio volutamente perdere l’inspiegabile “mi piace” (Facebook) che appare due secondi dopo aver condiviso un post di duemilacinquecentoparoleepassa e mi soffermo sul commento lasciato sul social, non nel blog. Non posso fare a meno di domandarmi: cosa induce l’aspirante commentatore a saltare dal social al blog, dal blog al social per condividere il suo pensiero, invece di fare un semplice da social al blog-form commenti?
Troppo smazzo a riempire i campi “nome, mail, sitoweb, commento”?
Mmm.
Visto che vivo le mie domande un po’ come un ospite di Marzullo, alla questione ho voluto darmi una risposta.
Nofollow? No comment!
Ho anticipato l’argomento di questo post qualche giorno fa, attraverso una frase scarabocchiata in Facebook e in altri siti sociali:
“Mi domando se certe persone, quando parlano dal vivo con qualcuno, controllano se sulla testa del proprio interlocutore ci sia il tag nofollow.”
L’avevo cambiata, virgolamunita e acconciata diversamente per tutti i social cui sono iscritta. Ma questo non c’entra, è una mia deformazione. (No, non deformazione professionale, deformazione e basta.)
Qualcuno mi ha chiesto il perché. Bene, ecco perché.
Perché il mio blog, questo blog, ha il nofollow vivo e attivo come il bifidus della Marcuzzi, e da parte mia non c’è nessunissima intenzione di toglierlo. Se ne potessi mettere un altro, lo farei.
Ho letto in alcuni blog la frase “per incentivare i commentatori a postare commenti”, a proposito del tag nofollow.
W H A T ?
Io credo che ci sia qualcosa di profondamente ulcerante in tutto questo.
Già me li immagino, i Googlecratici, tutti intenti a controllare il codice per vedere se quel funghetto velenoso del tag nofollow è presente. E se non c’è, sono ben felici di commentare. Se c’è, passano oltre.
Ma in che caxxo di web siamo finiti?
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Mi chiamo Francesca, ho un età compresa tra i 20 e i 30 anni (se indovinate vi faccio pagare un mese d'affitto), da qualche anno sperimento il lavoro sul web. Ho pensato tanto a come scrivere questo About (e a quanto potrebbe non interessare, no?)e, lasciata l'idea di farlo drammatico e strappalacrime, ho optato per raccontare solo l'essenziale, quanto basta per non farvi scappare via prima del secondo punto. Punto.







