Una blogger con il pelo arruffato
“Pika, pensavo che al convegno XYZ ci fossi anche tu, credevo che intervenissi parlando di blog e comunicazione!”
“Caro affezionato lettore non pagato per leggermi e per dirmi ‘ste cose, devi capire che avere un quintetto di blog non ti dà accesso automatico alla saletta vips dei blogger Alfa che vanno ai convegni e favellano anche.
Se salissi su un palco, molto probabilmente scenderei dopo dieci secondi volando in puro stile spintone voluto ma fatto passare per accidentale. Non potrei mai essere in tinta con i distributori automatici di strategie e linee guida per diventare un blogger in grassetto, al massimo sul mio badge scrivono blogger in corsivo, che fa tanto: “Lei dice di esserlo, ma secondo me c’ha un blog su Splinder”.
Non ho consigli di sicuro successo da spisciettare su ogni gamba di tavolo per delineare la mia posizione da blogger arrivata. La mia dispensa è vuota, nessuna chicca, l’unica mappa mentale è quella che mi permette di arrivare in camera mia senza perdermi nel corridoio; non ho schemi, reticolati o ramificazioni di idee che al secondo ramo già ti viene la nausea e vorresti scendere; niente indispensabili analisi dei pro e dei contro per scrivere tre righe e mezzo, e tanto meno riesco a far filare un discorso senza deragliarlo ogni tre parole mandandolo a sbattere contro battute che probabilmente capisco solo io e manco ci rido per non rischiare di rimanere anche a corto di autostima.
Insomma, sono una di quelle blogger brade, selvagge, con il pelo arruffato, con obiettivi ma senza aspettative, che prenderebbero tutti e andrebbero là fuori ad osservare il mondo, a farsi una passeggiata in mezzo alla gente per catturarne sfumature, desideri, aspirazioni, frustrazioni, sensazioni, bisogni, incubi, paure, speranze, espressioni, disagi, colori, maniche sgualcite, vacanze lontane sbiadite sulla pelle.
Per scrivere delle persone così come sono, dure, crude, asciutte, ma anche soffici, fragili, uniche, non una fetta di mercato, utenti, commentatori, numeri da sventolare nei siti di settore per vantarsi di non aver detto un cazzo, ma di averlo detto meglio degli altri. Ah.Ah.
Sbagliata, troppo per un web che ha cominciato ad avere la puzza sotto il naso.”
“Ho capito: non ti si fila nessuno.”
“Esatto.”
5 Motivi per cui Simona Izzo ne sa più di me di web…
…e viene invitata a parlarne ai convegni.
1) Si è specializzata in tutto: uomini, sesso, cinema, letteratura, panico ecc. Il web ci sta bene come un rutto a fine pranzo.
(Mi si perdoni il francesismo)
2) E’ un utente del web, non un’addetta ai lavori. Ergo, ne sa più di me e di tutta la classe operaia della rete.
(Programmatori, designer, developer ecc = mano d’opera; seo, web marketing = classe dirigente)
3) Ha tette più grandi delle mie, quindi se spara boiate può sempre fare un profondo respiro e dirigere l’attenzione degli ascoltatori da ciò che dice a ciò che ha.
(Io al massimo posso dirigere l’attenzione da ciò che dico a ciò che dico male)
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Mi chiamo Francesca, ho un età compresa tra i 20 e i 30 anni (se indovinate vi faccio pagare un mese d'affitto), da qualche anno sperimento il lavoro sul web. Ho pensato tanto a come scrivere questo About (e a quanto potrebbe non interessare, no?)e, lasciata l'idea di farlo drammatico e strappalacrime, ho optato per raccontare solo l'essenziale, quanto basta per non farvi scappare via prima del secondo punto. Punto.






