Ho già dato

Pubblicato in: Web Jungle | 15 Commenti
nov 10, 2011

Ho regalato siti web.
Ho regalato modifiche.
Ho regalato consigli.
Ho regalato temi.
Ho regalato posizionamenti.
Ho regalato loghi.
Ho regalato icone.
Ho regalato idee.

Adesso non chiedermi di regalarti anche le parole.

Per imparare a fare un sito web senza peccato ho impiegato quattro anni, per imparare ad usare le parole non mi sta bastando una vita.

Se hai bisogno di qualcuno che ti scriva aggratis articoli, post, liste della spesa o l’ elenco ingredienti dei sottaceti, prego, passa oltre.

Io ho già dato.

La ladra

Pubblicato in: Status | 46 Commenti
set 15, 2011

Ieri mattina sono entrata all’ufficio di collocamento da terzomedista e ne sono uscita Esperta di Web e Comunicazione online.

La simpaticissima ragazza che mi ha introdotta nella grande famiglia dei lavoratori disoccupati a vita non sapeva nemmeno come si scrivesse la parola “Web”, in compenso però mi ha fatto scegliere le frescacce da inserire nella domanda. Roba tipo che so programmare in Flash, ad esempio.

In verità si è anche molto preoccupata di raccogliere pezzi della mia autostima franati a terra dopo il campo “Titolo di studio” ed “Esperienze lavorative”.
Le voci riguardanti il web mi sembravano senza peso, trasparenti. Vedevo passare gli anni sopra le diciture “Photoshop”, “Html”, “Browser”, “Forum”, “Blog”, ecc. ecc., per poi cadere in un buco nero di inutilità. Chi avrebbe mai dato importanza alle mie conoscenze della giungla retaiola?

La risposta era sorridente e seduta davanti a me:
“Non fare quella faccia, tu con la terza media e tutte queste conoscenze di internet hai più possibilità di un laureato con lode che sa usare solo Facebook!!!”.
“Eh? Ma che daVero?”
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Web precari

Pubblicato in: Web Jungle | 5 Commenti
set 13, 2009


L’ho mai detto che ho un fratello? No? Bene, lo dico ora consapevole che la notizia non servirà a curare l’estate gravemente ammalata d’autunno, né interesserà quel 00000000, 2% di lettori che bazzica questo blog, però l’annunzio dell’esistenza di una Pikadilly al maschile mi serve per introdurre l’argomento di questo post.

Oggi, mio fratello ha messo una frase su Facebook che ha suscitato pensieri sulla mia condizione di smanettona. Parlava, in summa, di tutte quelle classi sociali che vengono viste dai politici come l’appendicite – quasi peritonite- dell’Italia: gay, immigrati, senza-tetto, disoccupati e precari. (Ne citava altri, ma la lista sarebbe troppo lunga.)

Ecco, in quanto lavoratrice non praticante, mi sono sentita presa in causa.

Qualche post fa avevo detto che lo smanettone stava sempre nel mezzo, oggi dico che il middle-smanetton  sta appollaiato, non proprio felicemente, sulla lunga e triste linea del precariato italiano.

Non siamo seghe, non siamo professionisti. Chi siamo? Precari, ovviamente.

Lo so, il precariato è democratico  come la forfora e pertanto tocca tutte le capocce: laureati, diplomati, analfabeti ecc.

Essere precari nel 2009 vuol dire avere un conto in banca con le piaghe da decupito e fare la spesa con il carrello dei single anche se si ha un formicaio di figli, mogli, mariti, amanti e suocere con la minima e il femore rotto.
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